IN QUESTI GIORNI

Grazie a questa quarantena, ho scoperto un nuovo passatempo: cucire. Così, quando ho tempo, e i miei fratelli si dedicano ai compiti o quando suonano, per non disturbarli, cucio. In realtà, per procurarmi il materiale ho bisogno di Olivia, mia sorella più grande. Così lei deve interrompere un attimo la sua attività; ma penso che più di tanto non le dispiaccia. Molti pensano che cucire sia per donne e ragazze, però in realtà i ragazzi sono abbastanza manuali, e quindi sono avvantaggiati. E poi molti stilisti e sarti sono maschi! Perché d’altra parte, cucire è un’attività manuale. Questa opinione è stata anche citata dalla prof. Bernardini, la mia professoressa di arte.  Olivia sa dov’è il materiale per cucire, perché un Natale di qualche anno fa ha ricevuto un kit per cucire, compresa la macchina! In realtà anche io, però, siccome il materiale è nel suo armadio, non lo voglio aprire senza il suo permesso.  Così, dopo averle chiesto ago, filo e stoffa inizio a cucire. Questa passione è nata grazie ad un lavoro di arte; dovevo cucire la mia sagoma trasformata, nel mio caso in albero. La prof. di arte, Laura Bernardini, ha chiesto alla mia classe di cucire il nostro nome d’arte o soprannome. Il mio nome d’arte è “Mabru”, cioè l’abbreviazione di Marek Bruno. Così mi sono dato alla ricerca su internet di una scrittura particolare, tipo murales, per questo compito. L’attività del cucito consiste nell’unire due parti (unire la sagoma ad un tessuto) con ago e filo. Ho saputo che il cucito è una delle arti tessili ed esiste dal Paleolitico. Non è il mio passatempo preferito, però ho l’opportunità e quindi la sfrutto. Soprattutto in questi periodi, devo arrangiarmi con quello che ho e divertirmi. Ormai i miei fratelli sono troppo grandi e non vogliono giocare ai giochi in scatola come per esempio Risiko. Anche se, a dire la verità questo gioco a me non piace. Per cucire ci sono tanti metodi. Quello che conosco è il punto indietro. Però, prima di cucire, bisogna sempre inserire il filo nell’ago, e questa è la parte più odiosa e difficile, secondo me. Dopo averlo infilato, bisogna fare due o più nodi nella parte superiore e inferiore del filo. Dopo di che si inizia a cucire. Per la tecnica del punto indietro, si deve infilare il filo dalla parte dietro della stoffa, non all’estremità, ma un po’ più avanti. Dopo questo passaggio si deve tirare il filo e ri-infilare l’ago, ma questa volta, nella parte davanti della stoffa. E così fino a quando non si ha finito il ricamo. In questi giorni non sono riuscito ancora a fare un nuovo ricamo, ma durante l’estate ho già programmato di farne un ’altro.  Quando cucio, sono tranquillo e paziente. Cucire mi “aiuta”, perché non mi fa pensare ai problemi di questo mondo, anche se, purtroppo, ci sono. In qualche modo il cucito può essere un passatempo “educativo”, perché porta ad avere più pazienza. Per esempio, quando mi faccio male con l’ago, nonostante il dolore, continuo a cucire. Devo avere pazienza, e continuare il mio lavoro. Dopo avere finito il mio ricamo sono orgoglioso di me, talmente tanto che lo faccio vedere a mia nonna, via WhatsApp, e lei, mi fa tantissimi complimenti.

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