IL DECAMERON DELLA PAOLO VI

Matteo parlava tantissimo, aveva preso dal nonno: ogni emozione, ogni momento, una frase che sentiva, qualsiasi cosa la voleva condividere. E quando, per esempio di notte, non poteva parlare, scriveva. Aveva imparato a scrivere a quattro anni, e per il suo quinto compleanno aveva chiesto una macchina da scrivere, anche se i computer esistevano già da un bel pezzo. Era attratto dal mondo e voleva scriverlo, non disegnarlo come gli altri bambini. Era curiosissimo, una delle prime cose che aveva imparato dai nonni era l’esistenza di quella bellissima, lucidissima, invitantissima macchina da scrivere. Loro, però, non ne possedevano una.
Benché i nonni sapessero che il ticchettio della macchina non li avrebbe fatti dormire, gliela regalarono: non potevano sopprimere un sogno così importante e vivo, biondo e chiacchierone.
Matteo d’estate viveva coi nonni, mentre durante il resto dell’anno stava a casa con i suoi genitori, ma era irrefrenabile il desiderio di Matteo di tornare dai nonni a sognare con loro per decine di pagine, perdendosi tra mille parole.
‘Nonna, nonna?!’ diceva Matteo, e la nonna arrivava nel cortile sul retro della casa, lo accarezzava e gli chiedeva cosa ci fosse di tanto importante da farla smettere di cucinare. Lui diceva: ‘Guarda che bello il sole, devo proprio scriverlo! Ma tu torna in cucina a cucinare, allora’ e scriveva dei testi bellissimi che parlavano di sogni e di momenti che non voleva finissero più, ecco perché scriveva. Ma i racconti più belli li scriveva con il nonno, che inizialmente non ci capiva molto: ogni volta che provava a raccontargli una storia come “Cappuccetto rosso”, Matteo rispondeva: ‘No, nonno, quelle non sono storie che fanno per me’.
Il nonno scoppiava a ridere e Matteo, non capendo, rideva anche lui, fortissimo; così arrivava la nonna e li minacciava di non preparare la cena, poi si metteva a ridere anche lei.
Matteo scriveva anche di tutto ciò che preparava da mangiare la nonna, sull’aria che si respirava prima di sedersi a tavola e su tutto quello che ci si diceva mentre si mangiava.
Quando era ora di tornare a casa dopo l’estate, Matteo piangeva, e per consolarsi, scriveva.
Scriveva i motivi per cui era triste, così capiva che quelli non erano veri problemi, che tutto era risolvibile. Il vero problema era che Matteo non voleva assolutamente separarsi dai suoi testi, quindi ogni anno partiva con due valigie e tornava con tre, facendo immancabilmente ridere anche i genitori al suo rientro.

La scuola

Scuola Secondaria di I grado
Via A. Diaz 40
20017 Rho (MI)


Privacy Policy

Cookie Policy

Numeri utili

  02.9302371
segreteria@smpaolovi.org


E’ in corso il progetto LA NUOVA SCUOLA: CONOSCERE,CONOSCERSI,AIUTARSI A CRESCERE realizzato con il contributo di Fondazione Comunitaria Nord Milano

Contattaci


 Privacy
Accetto che Paolo VI Onlus Società Cooperativa Sociale elabori i miei dati conformemente alla Informativa sulla privacy “RICHIESTA DI INFORMAZIONI.